Gli amici dei Discus
(Di Luigi De Rosa )
Tranne i pochi eletti “serrofili”, molti di noi che ci cimentiamo nell’allevamento dei nostri beniamini cerchiamo, prima o poi, di infilare negli “angoli morti” della vasca qualche piccolo compagno di contorno.
La scelta è veramente infinita e si possono realizzare in questo modo delle vere e proprie vasche biotopo (con animali realmente conviventi in natura con i Discus), oppure la classica vasca minestrone dove vengono realizzati gli abbinamenti più improbabili, con ovviamente tutta una serie di sfumature intermedie possibili.
Di solito si parte dal fondo e dai vetri: i primi pesci sono sicuramente i vari Corydoras, qualche volta delle ingombranti quanto appariscenti Botia, delle altre le più tranquille Ampullarie, per poi finire con la sfilza interminabile di L-number, Ancistrus, Panaque ecc.ecc.
I Coridoras
Un po’ perché sono simpatici, un po’ perché sono utili per tenere pulito il fondo ed un po’ perché movimentano la parte bassa della vasca, quasi tutti noi abbiamo avuto od abbiamo tuttora in vasca un gruppetto di Corydoras. La famiglia è grandissima e ne esistono numerosissime specie (quasi duecento) diffusa in tutto il Sudamerica in habitat estremamente eterogenei (dal ruscello di montagna fino al placido stagno), molte delle quali possono convivere tranquillamente con i nostri Discus. Caratterizzati da un corpo piuttosto tozzo ,da una serie di corti barbigli (utilizzati per cercare nel fondo e negli anfratti il cibo) e da aculei nelle pinne pettorali e dorsale, sono di sicuro dei pesci affascinanti nella loro apparente semplicità .
foto: Coridoras Sterbai
Altra caratteristica è la modifica dell’ultimo tratto della parete intestinale, che nei Corydoras è particolarmente vascolarizzata, tanto da permettere loro di assorbire ossigeno dall’atmosfera, che raggiungono tramite delle sortite fulminee dal fondo (indipendentemente da una carenza o meno di ossigeno in acqua)ed infatti il nome Corydoras e' dovuto infatti alle loro tipiche corse verso l'alto.
Sono in genere molto resistenti, specie agli ectoparassiti grazie ad una sorta di “corazza” formata da due file di placche ossee che riveste il loro corpo.
In realtà diversi “guru” ritengono che questi simpatici pesciolini in natura non si trovano nello stesso habitat dei Discus ed in effetti la maggior parte di loro vive bene a valori ben diversi rispetto a quelli cui siamo abituati. Fortunatamente molte specie di questa famiglia si adattano a vivere bene anche nelle nostre vasche, per cui esemplari come Corydoras Aeneus, Reticulatus oppure Sterbai (giusto per segnalare i più diffusi) cresceranno bene ripulendo anche gli anfratti più nascosti ed arrivando spesso a riprodursi (anche se, considerando gli altri ospiti, difficilmente riusciremo a vedere dei piccoli ).

foto:Corydoras Sterbai
Il consiglio che mi sento di dare è sicuramente quello di evitare di utilizzarli come “cavie” per testare un filtro appena partito. Al di là delle considerazioni etiche, un pesce debilitato (per quanto resistente) può ammalarsi facilmente costringendoci a trattamenti farmacologici spiacevoli in una vasca da poco avviata. Se si pensa di ospitare questi piccoli pesciolini, è meglio prevedere di allevarli in gruppetti di almeno 6-7 esemplari, realizzando almeno un paio di rifugi (tronchi, rocce, grosse piante) dove si possano riparare in caso di necessità, differentemente correremo il rischio di vederli perennemente inattivi, timidi e con i colori smorti, specialmente mancheranno quei riflessi “metallici” tipici di un Corydoras in buona salute.
Per l’alimentazione non ci sono problemi (anzi hanno la tendenza ad ingrassare un po’), di sicuro gradiranno molto tutto ciò che comunemente diamo ai nostri Discus: granulato, chironomus, artemia, pastone ecc verrà divorato in pochi istanti; di tanto in tanto potremo dare loro del cibo “dedicato” come le classiche pasticche per pesci di fondo.
Il punto debole di questa specie è ovviamente la qualità del fondo: un fondo tagliente pùo danneggiare facilmente i barbigli con conseguenze immaginabili, così come un fondo non curato, sporco o (peggio ancora) con fenomeni di marcescenza, di sicuro avrà serie conseguenze sulla salute di pascetti che del fondo fanno la loro casa.
Se intendiamo portare avanti una riproduzione, vale la pena separare la coppia in una vaschetta da 50-100 litri, provvista di adeguati rifugi (sono ottimi i tubi di pvc tagliati per il alto lungo) con acqua alla temperatura di circa 26-27°C , un ph di 6,5-7 ed un kh di 5-7° . Dopo la schiusa, conviene allontanare la coppia, che potrebbe cibarsi dei piccoli senza versare neanche le classiche lacrime da coccodrillo.
Le Ampullarie
Recentemente ho fatto una piccola esperienza con degli “spazzini” (termine assolutamente poco corretto) completamente diversi: le ampullarie. Si tratta di molluschi gasteropodi piuttosto facili da allevare, la più diffusa è la Pomacea bridgesi (spesso venduta come ampullaria gold, gialla ma ne esistono varietà con colori differenti), la Pomacea caliculata e la Marisa cornuarietis.

foto:Pomacea bridgesi
La famiglia delle ampullarie è praticamente diffusa in tutto il mondo (anche grazie all’azione dell’uomo) e le pomacee sono caratteristiche del centro-sudamerica. Sono animali piuttosto interessanti e devo dire ineguagliabili nel tenere pulito il fondo. Continuamente li vedi spostarsi sugli arredi, sul vetro e, naturalmente, sul fondo muovendo instancabilmente la loro bocca, dotata di una serie di dentini (radula) che letteralmente grattano via il cibo (praticamente ogni cosa digeribile) dal substrato.

foto: Pomacea Bridgesi
In pratica, da quando ospito questi simpatici molluschi, non ho più visto accumuli di rifiuti o frammenti di cibo nascosti in qualche anfratto. Allevare in comunità la Pomacea è semplicissimo, in particolare la Bridgesi non prende assolutamente in considerazione le nostre amate piante e di solito non viene importunata dai nostri Discus, ovviamente è da evitare la convivenza con acclarati preda-lumache come i Botia od i Badis (io ne avevo uno grande un terzo della lumaca, che in pochi secondi si mangiò immediatamente i tentacoli caratteristici di quest’animaletto). In realtà le caratteristiche chimico-fisiche di una classica vasca da Discus non sono proprio l’ideale per questi organismi, che necessitano di acque medio dure, con un ph tendente all’alcalino ed una temperatura oscillante tra i 20-28°C. Fortunatamente la Pomacea è molto adattabile e la vedremo godere dei resti di pastone e di granulato nelle nostre vasche per molto tempo. Magari se noteremo lesioni al guscio potremo regalar loro periodicamente un soggiorno temporaneo in una vaschetta dedicata con valori di durezza più consoni. Se siamo interessati alla riproduzione, le pomacee faranno tutto da sole e con nostra somma gioia subito sopra il livello dell’acqua le vedremo depositare (di solito sotto il coperchio della vasca) una massa di uova dalle quali (dopo 2-4 settimane) si libereranno le piccole lumachine.
Attenzione: la Pomacea non è ermafrodita, per cui per la riproduzione cercate di prenderne un gruppetto congruo per aumentare le possibilità di realizzare una coppia(a meno che non siate sfortunati come me: 6 lumache, zero accoppiamenti!). Ultimo accorgimento: spostate tutte le lumache in un’altra vasca se dovete fare un trattamento farmacologico in vasca, in quanto sono estremamente sensibili alle sostanze chimiche.
Loricaridi e co.
Bene, ora che siamo convinti che qualcuno penserà al posto nostro a rimuovere tutti i residui di cibo e le schifezze varie dal fondo (personalmente consiglio vivamente l’acquisto di un economico sifone di plastica ), perchè a questo punto non illuderci di poter fare a meno di calamite e raschietti vari per pulire i vetri della nostra vasca? Forti di questa pia illusione, corriamo pure a comprare Ancistrus, Panaque, L-number , convinti che pur avendo a disposizione chili di pastone, granulato, chironomus ed altro, questi deliziosi animaletti caratterizzati quasi sempre da una tipica ventosa buccale si affanneranno a raspare via le alghe da vetri, rocce e tronchi pur di farci felici. Purtroppo, tranne poche eccezioni, questi meravigliosi pesci molto spesso una volta superata la fase giovanile tendono a disdegnare le alghe per “accontentarsi” di un cibo più abbondante e nutriente . Tutti per vivere al meglio hanno bisogno di un integrazione vegetale alla dieta (anche per evitare quei poco carini “merletti” sulle nostre belle foglie di Echinodorus), che possiamo realizzare con spirulina, fiocchi vegetali, zucchine sbollentate o le classiche compresse dedicate a questi pesci. E’ anche utile allestire delle zone riparate, delle tane fra i tronchi dove questi pesci possano ripararsi durante le ore diurne o dove (perché no) possano pensare a metter su famiglia. Un paio di avvertenze: molti di questi pesci (specie i panaque e di vari L-number) carinissimi quando sono piccoli, tendono a raggiungere dimensioni a dir poco “fuori standard”, diventando rapidamente dei bestioni con la spiacevole tendenza a mettere a soqquadro tutto il nostro bel layout e producendo un inverosimile quantità di feci!!

foto: Panaque
Nonostante tutto mi sento di consigliare questo genere di pesci, magari non per evitare di pulire i vetri ma perché li trovo davvero belli, di sicuro attirano l’attenzione di chiunque dia uno sguardo alla nostra vasca e se ben tenuti di sicuro ci accompagneranno per diversi anni nel nostro arrabattarci fra tubi, taniche e vasche.
Anche se non rimangono proprio piccoli (20-25 cm di lunghezza), sono molto consilgiati per l'indole pacifica e l'indubbia utilità di mangiare le alghe.. gli Sturisoma Panamensis e la Farlowella agus.
foto: piccolo di Sturisoma Panamensis_foto di Sandro Purgatori
foto: Ancistrus
foto:Sturisoma Panamensis
Ricordo anche che tutti i Loricaridi sono pesci notturni, e quindi per chi spera di goderne la visione nel proprio acquario quando e' bello illuminato e' bene che sappia che in queste condizioni questi se ne stanno bene nascosti. Li potete vedere di notte, attaccati ai vetri o languidametne appollaiati su qualche radice.
I caracidi
Ora che la squadra delle pulizie è al completo e siamo certi che non dovremo più faticare con sifoni, calamite e spugnette abrasive (ahahha), possiamo pensare ai classici comprimari. Tradizionalmente si punta ad un bel branchetto di caracidi: si tratta di una famiglia di pesci estremamente variegata (oltre 1500 specie) e distribuita uniformemente tra Africa e centro-sud america, (personalmente consiglio di indirizzare la nostra scelta verso quei pesci tipici almeno del continente originario dei nostri beniamini) rappresentata da pesci che tendono a vivere in branchi abbastanza numerosi, ragion per cui un’ampia vasca come quelle che abitualmente ospitiamo nei nostri appartamenti è l’ideale per questi pesci. Caratteristica di quasi tutti i caracidi è la presenza di una piccolissima pinna priva di raggi (pinna adiposa) sul dorso del pesce posteriormente alla classica pinna dorsale. Sono in genere pesci carnivori/onnivori, ai quali la dieta tipica dei Discus non farà sicuramente male . Purtroppo non tutti i caracidi sono idonei alla convivenza con i Discus, alcuni perché aggressivi (piranha), altri perché di dimensioni non idonee, molti perché mal si adattano alle alte temperature impostate nelle nostre vasche. In genere quasi tutte le specie necessitano di alti tenori di ossigeno disciolto, per cui cerchiamo di sfruttare al massimo quei piccoli “trucchetti” (es. movimentare la superficie dell’acqua) per ottimizzare gli scambi gassosi nella nostra vasca. Tra i più gettonati ci sono sicuramente i classici neon (Parachereidon innesi) che però mi sento di sconsigliare perché non sopportano a lungo le alte temperature e presto si indebolirebbero, ammalandosi ed infettando gli altri animali; in alternativa al neon possiamo pensare ad un bel branco (numeroso, mi raccomando!) di cardinali (Cheirodon axelrodi), che sopportano decisamente meglio i 28-30°C e ci accompagneranno a lungo nelle nostre vasche. Altri pesci che possono vivere bene nelle nostre vasche sono le Petitella georgie (da non confondersi con Hemigrammus bleheri dalla quale si distingue per la presenza di una linea mediana scura e della sola macchia superiore del peduncolo caudale), meno appariscenti dei cardinali ma a mio avviso più “eleganti”.

foto: Petitella georgie
Anche l’Hasemania nana è un caracide che può convivere con in nostri beniamini, così come il tetra nero (Gymnocorymbus ternetzi). Un consiglio che mi sento di dare vivamente è quello di abituare i nostri discus alla presenza di questi animali fin dalla più giovane età: l’ideale sarebbe un piccolo gruppo di giovanissimi discus insieme ad un bel branco di caracidi…data la piccola taglia di cardinali ed affini non è necessaria una grande fantasia per immaginare cosa potrebbe passare per la testa ad un discus adulto ed affamato che vede all’improvviso piovere da un sacchetto trasparente tanta abbondanza!
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